Slide SheTurban “at the drop of a hat”

Rasegna stampa

TestataData
Il Venerdì di Repubblica09/09/2016
Il Sole 24 Ore14/09/2016
Io Donna16/09/2016
La Repubblica27/09/2016
Corriere della Sera16/02/2017
La Repubblica16/02/2017
La Repubblica.it18/07/2016
Il Messaggero.it20/08/2016
Corriere della Sera.it16/09/2016
Io Donna.it17/09/2016
TGCOM 24.it13/02/2017
La Repubblica.it24/02/2017

SheTurban

i turbanti sono momentaneamente esauriti

Abstract del progetto

Sarai Onlus , in linea con i suoi principi fondamentali, ha inteso analizzare con umana lucidità le criticità di fronte alle quali la Società si trova a seguito del persistente fenomeno della migrazione.  Nel rispetto e nel riconoscimento della dignità che tutte le donne e gli uomini, provenienti dai diversi Paesi del mondo, devono conservare e pertanto in contrasto con il disconoscimento dei diritti umani che talvolta sono costretti a subire – Sarai si è proposta di intavolare un dialogo di scambio basato sulla formazione professionale che dia spazio alla creazione di nuove forme di cooperazione come esempio di incontro tra culture. Una forma di “globalizzazione umana” che dia ampio respiro ai valori evidenziando gli aspetti cardine di tutte le culture, per vivere insieme in un mondo occupato da valori diversi.

L’Associazione Sarai Onlus di Roma in collaborazione con la Cooperativa Sociale Karibu presenta il progetto “She Turban”, un nuovo e interessante esperimento che si propone di affrontare il tema dell’integrazione e dello sviluppo.

Le ospiti africane dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) di Latina hanno liberamente partecipato al laboratorio sartoriale coordinato da Stefania Di Ruocco e supervisionato dai sarti avanzati Musa e Lucky, provenienti da Gambia e Nigeria, per realizzare un indumento simbolo della donna africana: il turbante che, con le sue forme e i suoi colori,  suggerisce contenuti culturali legati alla sfera religiosa e sociale.

Il progetto “She Turban” vuole però aggiungere al turbante dell’altro, dedicandolo alle donne che in questo momento stanno attraversando la delicata fase della chemioterapia. Uno scambio tra donne che attraversano un momento di fragilità fisica e psicologica e reagiscono grazie alla bellezza, alla fierezza di creare, scegliere, indossare un turbante.

Una catena di solidarietà, le cui perle sono donne: le immigrate e le donne che combattono contro la malattia, entrambe colme di speranza.

Il turbante

  • Il turbante è comunque rivolto a TUTTE le donne che vorranno indossarlo.
  • I tessuti utilizzati sono originali africani, accostati a sete colorate e velluti intrecciati per la versione serale, tutti testati ed adatti a essere indossati su pelli delicate e sensibili.
  • Ogni donna potrà decidere se applicare attorno al turbante piccole ciocche di capelli naturali, lavabili e anallergici scegliendone colore, foggia e lunghezza.
  • È cosi che alla tecnica originaria del doecking (fare i turbanti annodando il tessuto) si è unita la tecnica sartoriale occidentale che “ferma” con ago e filo il turbante, rendendolo capo indossabile in qualsiasi momento ma pur sempre unico.
  • Le ragazze del laboratorio hanno appreso un Know How sartoriale che potrebbe dar loro l’opportunità di entrare nel sistema produttivo e di avviare un progetto di impresa.
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